Pensione anticipata RITA a 61 anni, i vantaggi ad uscire prima

Pensione anticipata RITA, l’uscita anticipata comporta dei vantaggi e quindi è molto appetibile per alcune fasce di lavoratori sia del settore pubblico che privato, ma ci sono anche degli svantaggi…

Le differenze tra le varie forme pensionistiche in vigore sono:

  • APE volontario, che consiste in un prestito bancario da restituire con un prelievo ventennale sulla pensione;
  • Ape sociale, una indennità di natura assistenziale erogata dallo Stato destinata però solo ad alcune categorie di lavoratori in condizione di difficoltà;
  • RITA – Rendita Integrativa temporanea anticipata, si basa sul capitale accumulato dal lavoratore nei fondi di previdenza complementare durante la sua vita lavorativa.

Questo capitale in pratica, composto dal TFR, dal contributo datoriale e dal contributo aggiuntivo del lavoratore, può essere riscosso in anticipo, sia in modo totale che parziale, sotto forma di rendita mensile in attesa che il lavoratore maturi il diritto alla pensione obbligatoria.

Si tratta di una forma pensionistica in anticipo che va valutata con attenzione in quanto va ad eliminarsi la pensione di scorta, accumulata nel tempo. Sostanzialmente se si riscuote in anticipo il capitale accumulato nel fondo integrativo si riduce proporzionalmente la rendita sulla quale il lavoratore può contare al momento del raggiungimento della pensione pubblica.

Con la nuova legge di bilancio 2018, la RITA ha subito un’importante variazione, diventando accessibile a una vasta platea di lavoratori.

Per aderire alla Rita, bisogna essere in possesso dei seguenti requisiti:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa;

c)     Maturazione, alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA, di un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari;

oppure, in alternativa:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo superiore a ventiquattro mesi;

c)     Raggiungimento dell ‘età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi;

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

La RITA spetti ai “lavoratori” che abbiano cessato l’attività lavorativa o che siano rimasti inoccupati per il periodo ivi stabilito – unitamente agli altri requisiti – la prestazione in questione spetta solo agli iscritti titolari di reddito di lavoro.

In entrambi le casistiche di lavoratori è necessario che questi possano far valere almeno cinque anni di iscrizione alle forme pensionistiche complementari. Con le novità della legge di bilancio la Rita potrà essere concessa quindi con un anticipo sino a cinque anni (ad esempio dai 61 anni e 7 mesi di età) contro i 43 mesi previsti in origine che diventano dieci per i disoccupati da oltre 24 mesi. La misura, inoltre, è stata stabilizzata anche oltre il 2018.

Pensione anticipata RITA con regime fiscale vantaggioso

Ricordiamo che l’operazione viene, incentivata fiscalmente in modo simile alla tassazione delle rendite erogate dalla previdenza complementare.

La RITA prevede che la parte imponibile sia che costituisca l’intero importo della prestazione complessivamente maturata presso il fondo pensione che una quota parte dello stesso, sia assoggettata a tassazione con la ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15% ridotta dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali sino ad abbassare l’aliquota sostitutiva al 9%.

Per determinare l’applicazione dell’aliquota ridotta, saranno computati fino a un massimo di 15 anche gli anni di iscrizione alla previdenza complementare anteriori al 1° gennaio 2007.

Gli effetti fiscali sono illustrati nella tavola sottostante elaborata dal Sottosegretario Tommaso Nannicini in occasione della presentazione dello strumento nel novembre 2016.

Per aderire alla Rita, bisogna essere in possesso dei seguenti requisiti:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa;

c)     Maturazione, alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA, di un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari;

oppure, in alternativa:

a)     Cessazione dell’attività lavorativa;

b)     Inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo superiore a ventiquattro mesi;

c)     Raggiungimento dell ‘età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi;

d)     Maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

La RITA spetti ai “lavoratori” che abbiano cessato l’attività lavorativa o che siano rimasti inoccupati per il periodo ivi stabilito – unitamente agli altri requisiti – la prestazione in questione spetta solo agli iscritti titolari di reddito di lavoro.

In entrambi le casistiche di lavoratori è necessario che questi possano far valere almeno cinque anni di iscrizione alle forme pensionistiche complementari. Con le novità della legge di bilancio la Rita potrà essere concessa quindi con un anticipo sino a cinque anni (ad esempio dai 61 anni e 7 mesi di età) contro i 43 mesi previsti in origine che diventano dieci per i disoccupati da oltre 24 mesi. La misura, inoltre, è stata stabilizzata anche oltre il 2018.

Abbiamo illustrato i vantaggi e gli svantaggi della RITA, bisogna ponderare bene ogni forma pensionistica, in sintesi la RITA risulta appetibile per molti lavoratori sia del settore pubblico che privato, ma va ricordando che ogni scelta deve essere assunta con razionalità, avendo ben presente, come sostengono gli economisti, che “non esistono pasti gratis”.

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